Si avvisa i gentili ricercatori e visitatori dell’Archivio Storico diocesano che, per accedere alla sala di consultazione, è necessaria la prenotazione da inviare almeno 3 giorni prima, compilando il formulario allegato in fondo a questa pagina e aspettando una conferma da parte della direzione.

Si prega di indicare con precisione il giorno della visita e di segnalare l’oggetto della ricerca ed il materiale da predisporre. Nel caso si dovesse disdire la prenotazione si prega vivamente di mandare una e-mail o di telefonare all’archivio almeno 2 giorni prima.

All’ingresso della sala compilare la scheda di iscrizione annuale di accesso, la registrazione della presenza giornaliera nell’apposito registro e l’assenso al trattamento dei propri dati personali per la privacy. In seguito si comunica all’addetto di sala il materiale da consultare.
Oltre al formulario per la prenotazione è possibile consultare il CALENDARIO DELLE PRENOTAZIONI di coloro che hanno già ricevuto la conferma della loro prenotazione, scegliendo con precisione la data disponibile che si intende prenotare.

Possono essere consultati solo i documenti anteriori agli ultimi 70 anni. Nel seguente link potete prendere visione dell’indice dei fondi da noi conservati: “Patrimonio“.  Così pure è utile leggere il nostro REGOLAMENTO.

Grazie!

– CALENDARIO DELLE PRENOTAZIONI 

FORMULARIO PER LA PRENOTAZIONE

Il direttore

Don Guglielmo Bonfante

Mons. Franco Segala.

Ricordo di don Franco pronunciato da don Augusto Barbi al funerale IN RICORDO DI D. FRANCO SEGALA E’ per me un forte costo emotivo ricordare la morte di un amico, come d. Franco, ed è una difficoltà reale tentare di raccogliere in poche battute i tratti della sua figura e dell’eredità che egli ci lascia. Vorrei partire da un aneddoto che mi era rimasto impresso. Un giorno d. Fanco – ricordando gli anni del ginnasio in cui eravamo stati vicino di banco – mi disse, con il suo tono scherzoso e ironico: “Se non mi avessi passato i compiti di latino e greco, forse non sarei diventato prete. Adesso, però, posso insegnarti qualcosa anch’io” e mi diede alcuni saggi e divertenti consigli. Quel “adesso posso insegnarti qualcosa anch’io” mi è tornato alla mente in questi giorni, dopo la sua morte, sotto una luce nuova. Davvero d. Franco mi può e ci può insegnare – e ciascuno potrà apprendere sulla base dei propri ricordi – qualcosa a riguardo della responsabilità per il proprio compito, della realizzazione della propria umanità e dell’esercizio della spiritualità cristiana. Su questi tre aspetti, che mi sembrano caratterizzare la sua figura e il suo ministero, vorrei che fermassimo per un attimo la nostra riflessione. Don Franco aveva spirito artistico, intelligenza creativa e umile tenacia nel perseguire gli obiettivi che riteneva rilevanti. Negli anni degli studi teologici si era impegnato nella pittura con risultati pregevoli. Poi questa passione si era assopita – non gli ho mai chiesto il perché – ma il gusto per ciò che è bellezza e armonia gli era rimasto. Nei lunghi anni in cui ha avuto la responsabilità dell’archivio diocesano era emerso in lui l’interesse per la storia del nostro territorio e della nostra chiesa. Il suo lavoro lungo e nascosto, umile e intelligente ha reso possibile la raccolta e la catalogazione di materiali che sono diventati disponibili e preziosi per la ricerca e la ricostruzione storica. La sua conoscenza approfondita gli ha permesso di produrre interessanti volumi di documentazione storica. Un gruppo di docenti universitari, alla fine del suo mandato, si sono sentiti in dovere di organizzare un convegno di studi per mostrare l’apprezzamento e per illustrare la ricchezza della sua opera. A sostenere d. Franco in questo percorso – nascosto ai più e da molti scarsamente apprezzato – era la convinzione che non bisogna perdere la memoria storica. Più volte, nei nostri dialoghi passati, ha raccomandato anche a me che è necessario “scrivere” perché resti la traccia di un pensiero, di un’esperienza, di una convinzione. Il “ne pereant” (perché non vadano perduti) – che costituiva la sovrascritta di tanti suoi opuscoli – può essere considerato un motto riassuntivo di tutto il suo impegno: un impegno perché non andassero perduti nomi, volti, eventi, documenti; perché il passato potesse aiutare a comprendere il presente e ad aprire qualche traccia per il futuro. Ma d. Franco non è stato soltanto uno studioso competente, nell’attuazione del suo compito, e tenace nel perseguimento delle sue convinzioni. E’ stato una figura di una ricchezza umana singolare: interiormente libero dal condizionamento delle strutture e dai pregiudizi sedimentati; mai inquinato nel suo animo dalla ricerca del riconoscimento o del prestigio; rispettoso, ma anche sincero e schietto nell’esprimere il suo punto di vista e le sue valutazioni; brioso nella battuta che strappava il sorriso; di un’ironia tagliente, ma benevola, quando si trattava di stigmatizzare certi limiti umani o clericali. In particolare era aperto alle relazioni e sensibile all’amicizia. I momenti in cui l’ho incontrato a S. Maria Antica o nei luoghi adiacenti mi sono reso conto di quante persone conoscesse, di come a tutti rivolgesse una parola di attenzione o di sostegno. Qualche giorno fa, poco prima che d. Franco morisse, un professore universitario mi raccontava sorridendo: quando trovo d. Franco nei pressi del Duomo, lui non parla e io sono piuttosto sordo…ma è sempre un incontro di sentita amicizia. Credo che proprio questa propensione spontanea alle relazioni e all’amicizia abbia nutrito la sua umanità e l’abbia messo in grado di entrare nelle pieghe dell’animo umano, con le sue fragilità, debolezze e potenzialità, come traspariva dalle sapienti riflessioni che egli offriva nei suoi periodici scritti. Ma ritengo che la lezione più forte e credibile di umanità autentica e di forza interiore Franco l’abbia offerta negli ultimi anni, quando la malattia gli ha sostanzialmente tolto la parola. In questa condizione di limite e di sofferenza, che poteva abbatterlo e rinchiuderlo in se stesso, a d. Franco non sono mai venute meno la voglia di vivere, il desiderio di comunicare e la battuta ariosa che strappava il sorriso: segni della forza e della serenità interiore con cui aveva assunto la sua fragilità e la sua forzata impotenza. Mi pare questa la lezione più limpida che egli ci ha lasciato. Ma d. Franco non è stato soltanto una figura di ricca umanità. E’ stato anche un credente e un presbitero di sincera spiritualità. Lo si poteva cogliere dai suoi scritti e dalla sua poesia. Leggendoli mi pareva di percepire, per un verso, l’eco della nostra lontana formazione seminaristica, fondata sulla preghiera, sui tratti ascetici e sulla coltivazione delle virtù, e, per altro verso, l’irrompere sommesso della novità evangelica, con l’attenzione ai piccoli e agli umili, a cui è destinato il mistero del Regno; con la solidarietà e la compassione per i deboli e i sofferenti, che suscita in loro la fiducia; con la grazia del perdono, che riabilita i peccatori. C’era nelle riflessioni di d. Franco l’eco del mistero della Pasqua, nella quale Dio rovescia le sorti, deponendo i potenti dai troni e innalzando gli umili. Questa eco pasquale è diventata testimonianza di vita negli ultimi anni in cui d. Franco ha fatto esperienza della malattia, della sofferenza e del forzato silenzio. A spiegare il modo con cui egli ha vissuto questo tempo difficile e oscuro, non sembri esagerato il ricorso al paradossale motto paolino: là dove esperimento la mia debolezza, là riscontro la forza, quella che viene dal Dio della vita, dal… Read More

CALENDARIO DELLE PRENOTAZIONE CONFERMATE

Via Bogon, 37129 Verona, Veneto Italia