CELLORE
Un viaggio nella storia
A cura di RENATO MOLINAROLO
A Cellore, ogni pietra ha voce. Dal sottosuolo di Arano riaffiora l’età del Bronzo, necropoli remota che ancora trattiene silenzi e ossa.
Poi, la stele romana dei Sertorii, che custodisce nome e orgoglio. E ancora, una croce sottile offerta dai longobardi di Alboino a questa terra che ora l’abbraccia per sempre.
L’Abbazia Minore di San Zeno – dono di Beatrice di Canossa, madre di Matilde – sussurra ai monaci che furono e ai muri che restano. Il colore sopravvive nell’Annuncia-zione affrescata da Francesco Morone e nel Crocifisso in legno policromo del Quattrocento, sospeso tra dolore e redenzione.
In via Mezzavilla, una casa affrescata con la Vergine e il Bambino rivela una fede domestica, quasi bisbigliata. Poco oltre un arco, restituito dal restauro, è residuo ben più antico dell’Arco delle Madonne e lascia immaginare quello che la tradizione orale ha sempre visto come un monastero benedettino.
E quando la pietra si fa carne e dolore, ecco il gruppo della Crocifissione: un’opera potente del Trecento veronese, scolpita dal Maestro di Sant’Anastasia, che porta l’eco dei giorni di Dante, all’ombra lunga di Cangrande della Scala.
Infine, quasi un secolo fa, l’architetto e scenografo Ettore Fagiuoli, sognò una piazza. Rimase disegno, ma sulla carta, tra linee e prospettive, respira ancora l’idea di un luogo possibile.
Raccontiamo, con rigore e passione, ciò che fu e ancora chiama.
Non è un racconto. È un ritorno. È la Storia.
La nostra.
Angela Eleonora Calarco
