Cenni Biografici
Venerabile suor Maria Giuseppa Scandola (1849-1903)
La venerabile Maria Giuseppa (battezzata col nome di Maria Teresa), chiamata familiarmente Marietta, nacque a Boscochiesanuova, contrada Biàncari, il 26 gennaio 1849, terzogenita di quattro figli. Rimasta orfana di padre a 6 anni, si abbatterono sulla sua famiglia gravi difficoltà economiche, cui mamma Giuseppina Leso cercò di far fronte, rendendo così più serena la vita semplice e ricca di fede dei figli. Nel 1864 Marietta fu mandata a servizio domestico presso una famiglia di Avesa, paese non lontano da Verona. A seguito di un agguato tesole, mentre stava rincasando dai campi, un giovane, poté sfuggire all’insidia solo gettandosi nel torrente che scorreva nelle vicinanze della casa ospitale. Fu salvata per intervento del padrone accorso in aiuto, ma la polmonite e il tifo conseguenti la ridussero in fin di vita. Riavutasi miracolosamente l’8 dicembre, guarì, pur portando le conseguenze della grave malattia. Ritornata con la madre ai Biàncari, maturò una più solida formazione e insieme il desiderio di apostolato. Nel maggio 1871, Marietta s’incontrò la prima volta con il sacerdote e missionario Daniele Comboni, anch’egli presente a Erbezzo sotto mentite spoglie a una presunta apparizione della Madonna. La sobrietà del portamento e delle riposte date da Marietta colpì il grande missionario, che la incontrò più avanti, durante un suo ministero in parrocchia e le chiese se era disposta a seguirlo in missione nell’istituto che egli stava fondando. La decisione della giovane, accompagnata dalla benedizione del parroco e dall’assenso della mamma, portarono Marietta a scendere con la mamma in città il 17 gennaio 1872 e a restarvi, preceduta solo da Maria Caspi nella sede provvisoria di Montorio. Il 14 settembre di quello stesso anno le postulanti si trasferirono nella sede dell’ex monastero di Santa Maria in Organo, dove superò le pesanti prove cui la sottopose la prima superiora, sostituita il 6 settembre 1874 da Maria Bollezzoli (1828-1901). Il 19 marzo 1877 Maria Giuseppa Scandola faceva la sua professione religiosa, con altre due aspiranti alla missione africana, entrando nell’esiguo gruppo delle Pie Madri della Nigrizia. Il 12 dicembre successivo partì con altre quattro religiose per l’Africa. Berber e Khartoum segnarono l’inizio del suo soggiorno dove si segnalò per la sua dedizione, bontà, carità e spirito di preghiera. Prove e difficoltà portarono due consorelle alla morte nel 1880, anno in cui morì il 10 ottobre anche il Comboni, dalle labbra del quale suor Maria Giuseppa raccolse l’affermazione: «Io muoio, ma la mia opera non morirà». Nel momento di salutare suor Teresa Grigolini (1853-1931), la stessa suor Scandola le predice la tragedia del Kordofani verso cui era diretta. Come presentito, dal 1881 al 1898 si sviluppò l’insurrezione madhista, che coinvolse missionari e missionarie, fatti prigionieri, mentre altri, tra cui suor Maria Giuseppa, furono costretti a continui spostamenti ed esodi, trovando infine nel 1888 un rifugio presso il Cairo nella colonia della Gesira. Nel 1891 suor Maria Giuseppa fu eletta superiora provinciale delle Comboniane d’Africa. Fatta oggetto di incomprensioni e false accuse, venne dimessa e inviata come superiora della comunità di Assuan nel 1895, dove mantenne lo stesso tenore di vita precedente, fatta di «lavoro, conforti e pene». La vittoria sui Mahdisti del 2 settembre 1898 aprì la strada alla ripresa missionaria agli inizi del 1900. Il sogno di suor Maria Giuseppa era di spendersi per la Nigrizia, e quindi, dopo Berber, El Obeid, Khartoum, Scellal, Cairo e Gesira, suor Maria Giuseppa fu esaudita e destinata a Lul, partendo da Assuan il 31 maggio 1903 e approdando a Lul il 21 giugno successivo, nel cuore della Nigrizia, tra gli Scilluk, dove «fidarsi di Dio, pregare, entrare in dialogo con le persone attraverso la via del cuore». Anche qui trovò delle difficoltà, ma in breve tempo i missionari poterono rendersi conto dei principali aspetti dell’umile missionaria: preghiera fervorosa e ininterrotta, attività instancabile, bontà di cuore e dolcezza di tratto. Sul finire dell’agosto missionari e missionarie si raccolsero negli esercizi spirituali: durante quei giorni, il giovane missionario Giuseppe Beduschi (1874-1924) si ammalò gravemente fino a far temere della sua vita; conosciuto il fatto, suor Maria Giuseppa mandò a dirgli di star tranquillo, che non sarebbe morto, e che in luogo suo sarebbe morta lei, oramai vecchia e inutile. Aveva offerto la sua vita a Dio per strappargli la guarigione del missionario. E così fu, con i conforti religiosi ricevuti dallo stesso Beduschi, guarito grazie all’eroica missionaria. Assalita infatti da febbre violenta, suor Maria Giuseppa, a 54 anni d’età e dopo 26 anni di missione, morì il 1° settembre 1903 e fu sepolta accanto alla povera cappella della Missione. Associata all’opera evangelizzatrice del Comboni, ne visse il carisma e l’ideale di salvare l’ Africa con l’Africa, dedicandosi specialmente alla formazione di bambini e ragazze neri liberati dalla schiavitù e promovendo la formazione umana e cristiana di quanti le erano affidati. Fu dichiarata venerabile, proposta quindi all’imitazione dei fedeli per le sue virtù eroiche, il 12 giugno 2014.
